Oggi,
tutto quanto fa moda nasce e muore con una velocità sorprendente. Per ogni prodotto il
ciclo di vita si riduce sempre più e lo stesso vale per negozi e locali che, non di nido,
nel giro di qualche anno tramontano senza lasciare alcuna traccia. I motivi? Una politica
di marketing non mirata, forse, oppure l'incapacità di stare al passo coi tempi: non è
questo il caso di Santini, nome prestigioso nel mondo della ristorazione, il cui successo
da una trentina d'anni non è mai venuto meno.
Come tanti grandi chef, anche Gino Santin è figlio d'arte. Nato a Jesolo da
genitori albergatori, è cresciuto tra la clientela e il personale di servizio,
sviluppando fin da piccolo un inguaribile passione per la cucina, che la scuola
alberghiera di Stresa e lunghi anni di esperienza all'estero hanno arricchito di contenuti
professionali. La sua storia come ristoratore comincia nel 1971, quando, a Londra da ormai
due anni, inaugura Gino's, ristorante con cucina italiana a base di pasta, cannelloni e
vino servito in fiasco. Dopo 10 anni di attività i Gino's sono diventati sei e Santini
decide di cambiare. Gli echi del successo cominciano a farsi sentire con l'apertura del
primo ristorante nel prestigioso quartiere londinese di Belgravia; il Santini, che, per i
suoi piatti dal sapore veneziano e veneto, si impone come punto di riferimento di
aristocrazia e jet inglesi.
Cinque anni dopo ecco apparire, nel cuore di Chelsea, l'incontro, frequentato da
personaggi della finanza, degli affari, della moda e dello spettacolo. Gli fa seguito il
primo ristorante estero all'interno dell'Hotel Sheraton di Ankara. Ma pur vivendo ormai a
Londra (anche la moglie Margareth è inglese) Santini continua a sentirsi strettamente
legato alla sua patria e nel 1989, quando gli si presenta l'opportunità di aprire un
altro Santini, lo ritroviamo a Milano, pronto a rilevare e trasformare il vecchio
ristorante Crispi di corso Venezia, nell'attuale sede di via San Marco, il ristorante,
meta ambita di personaggi della finanza e della moda, gode di una fama incontrastata.
Gino Santini non ha ancora manifestato segnali di stanchezza anzi, con il nuovo
management sta ripartendo alla conquista del mondo. Il locale milanese ha mantenuto
immutata la sua filosofia perché in Gino Santini è forte l'attaccamento alle proprie
radici venete e il senso di appartenenza al nostro Paese tanto forti che, che ancora
all'inizio della sua carriera, l'hanno spinto ad aggiungere una "i" al suo
cognome, considerato troppo francese. Proprio queste connotazioni così spiccate si
riflettono nella cucina, punto forte del ristorante che, in un ambiente elegante,
tranquillo e riservato offre piatti come il baccalà mantecato con polenta, fegato alla
veneziana, branzino alle erbe (battezzato Branzino Santini) o il famoso carciofo,
accompagnato da una salsina realizzata da una ricetta segreta, nato per caso da una
defaillance nei tempi di cottura. Nessuno avrebbe mai pensato che una sua bruciatura nel
forno producesse una simile squisitezza e, per fare sempre onore alla cucina veneta,
aristocratica ma anche popolare, non può mancare la pasta e fagioli, frugale pasto dei
naviganti e dei contadini di un tempo. La carta del dessert prevede mousse al cioccolato,
crostatine di una frutta servite calde e altre invitanti proposte come il parfait al
cioccolato.
"Nessun prodotto arriva semilavorato, ma viene realizzato da noi, tutti i
giorni: il pane (alle olive, alle erbe, alle noci), così come tutti i tipi di pasta -
afferma Enrico Forti, responsabile dello sviluppo del marchio Santini nel mondo - Ogni
piatto è confezionato con semplicità, perché chi viene da noi vuole gustare la
genuinità dei sapori di casa, mescolata a un po' della creatività di Francesco
Passalacqua che rielabora le tradizionali ricette di Danilo Minuzzo, che è
stato fedele chef per vent'anni . La freschezza è un ingrediente fondamentale dei nostri piatti, per questo
seguiamo molto la stagionalità. Abbiamo una lista con le proposte della settimana,
affidata all'estro dello chef ma sempre supervisionata da Santini, a Milano ogni dieci
giorni". Per andare incontro alle esigenze della clientela, sono proposti un
"Business Lunch" e un "Gourmet Dinner", con degustazione dei piatti
più caratteristici.
La carta dei vini annovera etichette da tutto il mondo.
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